Archivi del mese: febbraio 2014

L’abito trasforma il monaco

In alcune occasioni, in riferimento a come l’apparenza esteriore possa trarre d’inganno, ci ritroviamo a sentire espressioni come “l’abito non fa il monaco” o “anche se la scimmia si veste di seta, sempre scimmia rimane”. Nonostante tutto, noi preferiamo il detto “ l’immagine vale più di mille parole”.

Non c’è alcun dubbio che l’immagine di una persona vale più di tutto ciò che è detto o scritto su di lei, ed è sempre importante per la sua presentazione nella società. A questo proposito, Mark Twain disse: ”Gli uomini nudi hanno poca o nessuna influenza nella società”.

Samuel Clemens In Tophat

Il mondo è stimolato da percezioni basate su stereotipi, in particolare nel settore sociale, nel lavoro e negli affari. Gli stereotipi sono idee, vere o false, giuste o sbagliate, ma anche molto reali, create per collocare l’individuo ad un certo livello sociale. E una cosa è certa:
il mondo vi tratterà…..!

Si tratta di una questione di “essere e apparire” di “forma e sostanza”, in cui l’aspetto e il contenuto vanno di pari passo e devono essere guidati e cambiati costantemente. Una cattiva immagine può influenzare la credibilità, sia sul posto di lavoro che nella società, ma anche per l’abito sposo. E mentre la nostra immagine personale ha poco o nulla a che fare con le nostre competenze, capacità o intenzioni, dobbiamo prestare particolare attenzione, perché il successo o il fallimento delle nostre possibilità possono dipendere da essa.

L’aspetto personale è un insieme di risorse, accessori e comportamenti “esterni” che servono a chi ci vede per catalogarci in un modo o nell’altro. Subito viene in mente l’abbigliamento, in realtà, perché è una delle principali risorse per la proiezione della nostra immagine.

Negli ultimi anni si è parlato a lungo della fine della cravatta, della scomparsa dell’abito classico (che sia smoking, tight o frac) ed il trionfo dello stile casual. Assistiamo attoniti a un importante cambiamento nelle abitudini, incoraggiate e spinte da figure pubbliche, celebrità, atleti, cantanti, ecc., che si mostrano in pubblico con il loro stile alternativo, anche in eventi da “tappeto rosso”, segnando così,  l’uso della cravatta e dell’abito come un pezzo di passato caratterizzato dalla sua rigidità e da un formalismo eccessivo, piuttosto che un segno di eleganza e buon gusto.

Abito sposo

La “Enclothed cognition”:

Non c’è alcun dubbio che, non pensare all’abito sarebbe molto comodo, però, ad esempio, è positivo per il nostro lavoro? Nell’ambito lavorativo, l’abito ha importanza nella misura in cui apporta dei miglioramenti a chi lo indossa, che possono essere persi se costui si veste senza farci attenzione. Una nuova corrente di pensiero assicura che gli abiti che indossiamo influiscono profondamente sul nostro rendimento lavorativo.

Nel 2012, i professori della Northwestern University (EEUU) Hajo Adam e Adam Galinsky hanno definito, in uno studio che ha preso poi il loro nome, il concetto di Enclothed cognition per descrivere l’influenza sistematica che il vestiario ha nei processi psicologici di chi lo indossa. I professori arrivarono a una conclusione: gli abiti che associamo ad una professione concreta fanno sì che i suoi indossatori siano più concentrati e più accorti nel lavoro, senza tener conto che siano o meno professionisti del settore.

Adam e Galinsky giunsero ad affermare che il concetto di enclothed cognition funziona in due versi: dipende sia dal significato simbolico che attribuiamo agli abiti, sia dall’esperienza fisica che quegli abiti hanno avuto. “I capi di abbigliamento invadono corpo e cervello, facendo sentire a chi li indossa uno stato psicologico diverso”, assicura Galinsky in un reportage del New York Times. L’abbigliamento non solo cambia il modo in cui ci comportiamo ma, in più, cambia anche la percezione che gli altri hanno di noi.

In uno studio che è già diventato un grande classico (realizzato nella metà degli anni 90), la professoressa di psicologia dell’Università di Virgina dell’Est, Tracy Morris, ha scoperto che la concorrenza, la compostezza e il livello di conoscenza sono percepiti tramite attributi che cambiano enormemente a seconda dell’abbigliamento che si indossa.

Non è difficile trasportare lo studio della professoressa Morris anche in altri ambiti lavorativi: le persone che vestono in modo molto informale in ufficio risultano avere sempre una valutazione peggiore da parte dei responsabili o degli altri compagni o, quantomeno, a loro costerà più fatica guardagnarsi rispetto.

Abito sposo

Gli effetti del tuo aspetto personale:

  • Rappresentanza: dobbiamo tenere sempre in mente che l’immagine di una impresa la fanno le persone che la formano, coloro che si convertono in suoi ambasciatori e rappresentanti, che hanno poi la responsabilità di trasmettere la credibilità dei prodotti o dei servizi che offrono. Per questo l’immagine personale è una forma importante di rispetto e buona educazione nell’ambito lavorativo verso i clienti, i direttori e i colleghi; ma è anche una maniera di riflettere l’interesse che si ha verso il proprio lavoro o verso se stessi.
  • Potere visivo: alcuni studi dimostrano che l’83% delle decisioni che prendiamo si basano su quello che vediamo, dato che l’immagine, più che un tema di vanità o superficiale, costituisce una parte fondamentale dell’opinione della gente. Molti studi di comunicazione hanno dimostrato il potere del canale visivo nelle interazioni tra esseri umani, posto che i segnali visivi sono dalle 3 alle 5 volte più potenti dei segnali auditivi. Dato che copre il 90% della nostre superficie corporea, l’abbigliamento ha fondamentale importanza soprattutto nel momento in cui le persone che ci circondano percepiscono la nostra presenza.
  • La prima impressione è quella che conta: dato che si stabiliscono nei primi pochi secondi, le prime impressioni sono potenti e non devono sottovalutarsi. Osservando una persona prima di parlarci, la mente sta già cercando di capire a cosa porterà una eventuale conversazione. Utilizzando le nostre esperienze personali siamo abituati a mettere gli individui in delle categorie: troviamo una caratteristica che per noi ha valore e associamo la persona a quella caratteristica. Se ciò che indossi fosse l’unica cosa per farti conoscere, assicurati che ogni capo invii il messaggio che la situazione richiede.
  • L’importanza di colori e modelli: i colori e i modelli sono potenti; alcuni richiamano la nostra attenzione, altri accentuano le nostre tonalità naturali, altri influenzano le nostre emozioni. Per questo dobbiamo innanzitutto capire quali sono le tonalità che ci fanno arrivare ad un risultato positivo e quali no. In seguito, dobbiamo scegliere il messaggio che vogliamo inviare.
    Un uomo vestito con un abito gessato blu, una camicia azzurra con doppiopolso, colletto bianco e una cravatta rossa trasmette potere e autorità. Un uomo vestito con un abito marrone, camicia marrone e una cravatta chiara trasmette fiducia. Tutti e due gli uomini indossano degli abiti, ma trasmettono due messaggi diversi.
  • Simbolo di influenza e autorità: molti allenatori sportivi indossano l’abito durante gli incontri per una sola ragione: perchè tutto il mondo li identifichi facilmente in “coloro che comandano”. L’abito formale, che ha origini nel campo militare, è disegnato per risaltare la forza di un uomo. Se è ben confezionato e realizzato con tessuti adeguati, è un segno di autorità e richiama l’attenzione.
    Per esempio, l’uniforme di un agente di polizia, i galloni di un generale, il camice bianco di un medico, sono esempi che ci fanno capire l’autorità delle persone nel loro campo.
  • Immagine positiva: è più facile avere una buona impressione di un uomo ben vestito piuttosto che il contrario. Di solito, è percepito come più intelligente, preparato o degno di rispetto e ammirazione. Ci troviamo in un mondo in cui tutto si vende e si compra, anche se non ne siamo pienamente coscienti. Impara a volerti bene e a saper vendere la tua immagine. Devi far sì che i tuoi gesti, il linguaggio verbale, l’apparenza e il vestiario parlino appropriatamente della tua professionalità.
    Gli effetti del tuo aspetto personale in te stesso: l’abbigliamento non cambia solo il modo in cui ci vedono gli altri, ma cambia anche il modo in cui noi vediamo noi stessi. Uno studio del 1994 diretto dalla professoressa Yoon-Hee Kwon, dell’università dell’Illinois del Nord, ha dimostrato in che modo il nostro abbigliamento influisce nella valutazione delle nostre capacità. I partecipanti allo studio che pensavano di indossare il giusto vestiario avevano una percezione migliore delle proprie competenze, responsabilità, professionalità o intelligenza.
  • Trasformazione mentale: uno dei poteri dell’abbigliamento è che può trasformare lo stato mentale di un individuo. Vèstiti come un uomo d’affari e probabilmente ti comporterai come se lo fossi. L’effetto trasformatore è potente; la cosa più incredibile è che poca gente lo mette in pratica.
  • Disciplina: dalle legioni romane fino ai marines americani, i più grandi eserciti sanno che i soldati ben vestiti hanno più disciplina dei militanti trasandati. Le ispezioni e le “riviste” militari sono ancora attuali non perchè gli stivali lucidi vincano guerre o perchè una uniforme perfettamente stirata innamori il nemico, ma perchè dipendere sempre dall’apparenza istruisce il soldato ad aver cura dei dettagli. E i dettagli fanno la differenza in una battaglia.
    Allo stesso modo, una persona che si veste in modo adeguato, apprende il valore della propria disciplina. Impara a pianificare e a dare il tempo giusto ai tuoi problemi, per ottenere i risultati migliori. Si prepara tutto il giorno, anticipando le sue necessità per anteporsi alle sfide che potrebbero sorgere durante la giornata. Una persona che si veste con disciplina organizza il suo abbigliamento in maniera che soddisfi le sue necessità da quando si alza al mattino fino a quando non torna a dormire la sera:  le ore in ufficio, i pasti o un paio di drink dopo il lavoro.
  • Ammirazione e rispetto: vestirsi adeguatamente ha bisogno di tempo. Le camicie devono essere stirate perfettamente, le scarpe lucide e le giacche spazzolate. Per questo è necessario rispettare lo sforzo che ogni persona impiega nel vestirsi.
    Quando vedi un uomo ben vestito, sicuramente gli darai maggiore importanza e gli darai più rispetto invece di criticarlo per la sua impeccabilità, dovuta solo a proprie insicurezze. Farai attenzione al nodo della sua cravatta e apprezzerai il fatto che gli sarà costato 15 minuti e 5 tentativi per farlo. Il rispetto e l’ammirazione reciproci tra due gentiluomini si ha quando entrambi riconoscono lo sforzo dell’altro nel vestirsi.
  • Altri aspetti dell’immagine: non conta solo l’immagine, ma anche il linguaggio del corpo e quello verbale sono importanti in ambito lavorativo. Non è importante solo vestirsi adeguatamente, ma anche trattare gli altri in modo assertivo. Tutti questi aspetti facilitano la nostra immagine positiva ma anche quella dell’impresa che rappresentiamo. Alcuni consigli di base che non dobbiamo dimenticare per proiettare una immagine sociale professionale di grande esito includono:
  1. Fai sempre attenzione alla tua igiene personale: non trascurare mai l’apparenza nel livello di base; una persona trascurata nella sua igiene personale non è la persona giusta che una impresa vorrebbe mettere sotto contratto e denota una evidente negligenza che può ripercuotersi anche in ambito lavorativo e nella tua carriera, come ad esempio la mancanza di interesse o di aspirazioni personali.
  2. Fai attenzione al linguaggio orale e scritto: anche ciò che dici parla per te, di modo che evita errori ortografici e/o di redazione e comportati sempre in modo cortese. Un dirigente deve saper sempre comunicare con scioltezza e proprietà di linguaggio.
  3. Fai attenzione al tuo abbigliamento: è importante saperlo scegliere in base agli impegni, alla professione e all’azienda in cui lavori. È necessario mantenere una linea formale, sobria ed elegante per avere più possibilità di essere considerato un esperto nel tuo campo, visto che esiste una relazione diretta e positiva tra l’apparenza personale e la percezione della qualità dei servizi prestati. Se non sei capace da solo, cerca aiuto da una persona professionale che sappia consigliarti.

 

Noi di Ottavio Nuccio Gala siamo in grado di aiutarti nella scelta del tuo abito sposo, mettendo a disposizone uno staff altamente qualificato.

La storia della cravatta

Cravatta: un must per gli abiti da cerimonia uomo

L’origine della cravatta risale al regno di Luigi XIII in Francia. Durante questo periodo, il re francese reclutava soldati (mercenari) dalla Croazia che erano soliti utilizzare fazzoletti annodati al collo per proteggersi dal freddo, allora conosciuti come “echarpes”, che loro chiamavano “hrvatska” (sarebbe il nome Croazia in croato). Lo annodavano formando una piccola rosa, lasciando cadere le estremità sul petto. La “croatta” è piaciuta talmente tanto ai francesi che la adottarono sin da subito chiamandola “cravate” e la diffusero in tutto il mondo.

Abiti da cerimonia uomo
Il suo uso pragmatico nasce, fondamentalmente, con l’obiettivo di coprire i bottoni della camicia. Verso la fine del XVII secolo, si impose l’abitudine di annodare delicatamente la cravatta al collo, con le due estremità infilate in uno degli occhielli della giacca o fissati con una spilla. Dal 1650 fu adottata dalla corte di re Luigi XIV, quando tutto il mondo era in competizione per essere il più elegante, aggiungendo cordoncini e nastri di seta, uno stile originale che si diffuse subito in tutta Europa. Durante la rivoluzione francese, la cravatta diventò un vero e proprio status-symbol e per la prima volta assunse un valore politico: il rivoluzionario la indossava nera, mentre i controrivoluzionari la indossavano bianca.

Più tardi arrivò il momento de i “incroyables”, gente elegante e stravagante con una cravatta enorme che arrivava quasi a nascondere il mento e il labbro inferiore.


In questo periodo storico fu importante la figura di Lord Brummel, che per annodare la cravatta necessitava dell’aiuto di due facchini. Lui stesso introdusse l’impiego di amido per mantenere la rigidità del tessuto.

Nei primi anni del XIX secolo la forma della cravatta iniziò ad avvicinarsi a quella attuale, anche se ancora era molto voluminosa ed esisteva solo in tre colori: grigio, nero e bianco. La moda aveva iniziato ad omologarsi tranne che per qualche eccezione, come ad esempio il tipo lavallière, caratterizzato da due parti uguali in larghezza e lunghezza, che diventò l’emblema degli artisti rivoluzionari.
Con la riduzione delle dimensioni del collo della camicia, per annodare la cravatta si faceva un solo giro intorno al medesimo. Furono quelli gli anni in cui la cravatta si diffuse in tutto il mondo. I tipi di cravatta esistenti erano il nudo o la cravatta larga, la galla o papillon e il plastron o ascot (sciarpa all’inglesa).
Nell’epoca napoleonica, egli stesso portava sempre una cravatta nera con bordi bianchi, fino a quando la mattina del 18 giugno 1815 decise di cambiare cravatta, perdendo poi la battaglia di Waterloo, stando a quanto dice il signor Beausset, prefetto del palazzo. A partire da quel momento, l’arte di annodarsi al collo un pezzo di tela si è convertito nel segno di eleganza più forte nell’abbigliamento maschile.

Abiti da cerimonia uomo

Già nell’ “Art De Se Mettre La Cravate”, pubblicato a Parigi nel 1827 e attribuito a Honorato de Balzac, si impone l’importanza di questo capo d’abbigliamento, con la descrizione di 22 maniere diverse per annodare la cravatta, tra cui le più comuni sono, per esempio:

 

Windsor
Nodo molto triangolare, spesso e grosso. È il nodo più adeguato per le grandi occasioni. Molto inglese, il suo nome fu reso popolare dal Duca di Windsor. È un nodo molto voluminoso, per cui si consiglia un uso con colli grandi.

 

Demi Windsor
È il nodo adeguato per un uso quotidiano. È simile al nodo Windsor però non è così grosso ed è più semplice da realizzare. Si può utilizzare con cravatte fine o poco grosse. Ha una forma elegante, triangolare, che si consiglia portare con una camicia dal collo classico o con collo aperto.

 

Simple
È un nodo classico con il quale non si sbaglia mai, facile da realizzare e per questo è il più usato. Apporta un tocco giovanile alla parte superiore dell’abito per la sua lieve inclinazione che spezza la geometria e il framing del solito nodo da cravatta. È adatto ad ogni tipo di collo di camicia e a qualsiasi larghezza di cravatta, dato che risulta stretto con le cravatte fine e più largo con le cravatte grosse.

 

Pratt
È un nodo di cravatta ordinato e abbastanza largo, anche se non così largo come il nodo Windsor. È adeguato a qualsiasi camicia e cravatta, sia larghe dai tessuti leggeri che moderate.

 

Petit Noued
Questo piccolo nodo è utilizzato soprattutto con le cravatte grosse e si abbina a camicie dal collo stretto, evitando i colli lunghi e grandi.

 

Double
È simile al nodo semplice ma con un secondo giro. Ha un aspetto più imponente ma si abbina molto bene a tutte le camicie e cravatte, tranne a quelle molto larghe.

 

Italien
Questo nodo di cravatta all’apparenza sembra non essere perfettamente al centro. È molto “Italian Style”, per tutti gli amanti della “Dolce Vita”.

 

Onassis
Reso popolare dal magnate greco Aristotele Onassis nella metà del XX secolo, anche se non si è sicuri che ne sia lui l’inventore. È senza dubbio uno dei nodi più moderni, originali ed eleganti. Si raccomanda l’uso dell’Ago Onasys per mantenere ferma la cravatta di modo che il nodo sia fermo senza cambiare la forma.

 

Atlantique o Trinity
Il nodo Trinity ha un aspetto diverso. Per farlo si necessità di un buon allenamento, anche se comunque non è così difficile. Distoglie l’attenzione del nodo tradizionale. È un nodo “fresco” adatto per una festa in un locale aperto o un club.

 

Nella seconda metà del XIX secolo, durante la rivoluzione industriale che cambiò radicalmente il settore tessile, l’anello funzionale (cravate), è apparso con una forma più lunga e stretta. I precursori della cravatta, tali come sono noti a noi oggi, sono quelli utilizzati nei clubes o nelle scuole; un esempio su tutti: nel 1880 i membri dell’Università di Oxford si allacciavano i nastri dei cappelli intorno al collo. Così, lo stesso 25 giugno di quell’anno si creò la prima cravatta da club e, in seguito, l’idea si propagò in altri club, università e collegi.

 

Nel 1926 Jesse Langsdorf, un inventore di New York, sviluppò un metodo per tagliare la cravatta col minor spreco possibile di tela. La soluzione fu tagliare un angolo di 45 gradi sul disegno, in poche parole tagliare in sbieco. In più, la seta non fu tagliata in un solo pezzo, ma in 3, che si cucivano poi in un processo successivo, fino ai giorni nostri, in cui la cravatta è diventata l’accessorio per eccellenza che denota l’eleganza di un vero signore.

Ottavio Nuccio Gala specialista in abiti da cerimonia uomo, sin dalle sue origini, produce questo accessorio per convertirlo in uno dei gioielli delle sue collezioni, impiegando tessuti esclusivi di Jacquard di pura seta provenienti da Como, la culla della seta 100% “Made in Italy”.

Vi mostriamo ora alcuni dei suoi tanti modelli e disegni.

Abiti da cerimonia uomo