L’abito sposo uomo dal XIV secolo ai giorni nostri

L’abito sposo uomo è sicuramente il capo di abbigliamento formale più elegante e bello che un uomo possa indossare. Ma, a quando risalgono le sue origini?

Le prima notizie di abiti formali le abbiamo dalla Francia, durante il regno di Luigi XIV a Versailles. Egli aveva imposto un dress code che ogni uomo della corte doveva rispettare: un mantello o una giacca, un gilet, i pantaloni che arrivavano fino al ginocchio, un fazzoletto e una parrucca. Questo era sicuramente un look esageratamente appariscente, ma è stato il fondatore di tutto l’abbigliamento formale maschile.

 

 

Dopo la Francia è stato il turno dell’Inghilterra e del regno di Carlo II: egli prendeva spunto dall’etichetta imposta da Luigi XIV e ne ha proposto una versione più moderna e più adatta allo spirito inglese così sobrio.

 

 

Le rivoluzioni più importanti si sono verificate proprio in Inghilterra e, anche se è difficile pensare che un abito di oggi semplice nero in 2 pezzi possa derivare dalle parrucche e dai colori della corte francese, questa è la verità. Alla fine del XIX secolo le cose hanno iniziato a cambiare, e le innovazioni di quell’epoca (utilizzo del vapore, invenzione della cravatta moderna, sparizione graduale di gilet e cappelli) iniziavano a far nascere il cosiddetto abito moderno.

Questo tipo di abito si chiamava originariamente “Abito da salone” e non si faceva caso alle occasioni in cui lo si indossava: andava bene sia per cerimonie in Chiesa che per la campagna o la spiaggia. Tra il XIX e il XX secolo l’Abito da salone si è diffuso sempre di più, a volte anche in sostituzione dell’ abito sposo, fino ad arrivare al punto in cui chiunque ne possedeva almeno uno in casa, se non altro da indossare la domenica in Chiesa.

 

 

In questo periodo l’abito da salone, che in realtà consisteva in un semplice abito formale, era utilizzato congiuntamente al gilet e questa abitudine continuò fino alla Seconda Guerra Mondiale. Purtroppo le classi sociali meno abbienti non avevano la possibilità di acquistare più abiti per una sola persona, quindi l’abito da cerimonia consisteva nel solito abito quotidiano precedentemente descritto.

La moda del momento era quella dell’abito doppiopetto, e l’unico modo per poter distinguere un “abito da cerimonia” da un “abito da salone” era la presenza o meno degli accessori: gilet, camicia con doppio polso, gemelli e cravattone (accessorio per eccellenza della cerimonia uomo di quell’epoca).

Al giorno d’oggi, per fortuna, sono molto meno numerose le persone che non possono permettersi due cambi di abito nel proprio armadio e, quindi, sempre più uomini hanno acquistato due abiti differenti: uno per uso quotidiano e uno per la cerimonia (meglio ancora se tra i due uno è monopetto e l’altro è doppiopetto).

 

abito sposo

 

Solitamente, l’abito da sposo di un uomo è composto da vari pezzi, alcuni dei quali imprescindibili, altri invece sono da considerare come puri accessori, e quindi facoltativi. I pezzi che compongono un abito da sposo sono:

– Giacca: lunga o corta; con 1 o 2 bottoni; in nero, grigio, azzurro, bianco o avorio;

– Pantalone: dello stesso tessuto e colore della giacca oppure a contrasto;

– Camicia: doppio polso o polso semplice; in cotone o rasatello di seta; collo classico, diplomatico o francese;

– Gilet: può seguire colore e tessuto dell’abito o essere a contrasto; può essere liscio, broccato o ricamato;

– Accessorio al collo: cravatta, cravattone, ascot, foulard, papillon ecc;

– Scarpe: solitamente nere ma sono ammesse anche in altri colori, da abbinare alla cintura;

– Altri accessori: gemelli, spillone, fazzoletto e orologio da taschino;

Per quanto riguarda i colori, è possibile sfruttare il blu in qualsiasi momento della giornata; il nero è sicuramente simbolo di eleganza ma sarebbe più adatto a cerimonie serali, così come il grigio scuro; il grigio chiaro, invece, è adatto a cerimonie di mattina. Ogni colore ha bisogno degli abbinamenti migliori, colori che accostati l’un l’altro risaltino.

Tutti questi abiti possono essere 2 o 3 pezzi: qualora fossero 3 pezzi, il gilet donerebbe quel tocco di eleganza in più che ogni sposo dovrebbe avere; inoltre, chi indossa il gilet non avrà freddo durante i matrimoni invernali e potrà nascondere un po’ di pancia.

 

Abito sposo

 

Abito da sposo uomo: come si indossa?

Ogni uomo deve sempre seguire la propria personalità, anche e soprattutto nel giorno del suo matrimonio. Tuttavia, essendoci addentrati nel campo della “formalità”, ci sono alcune regole o piccole attenzioni dalle quali non si può prescindere. Ogni “pezzo” dell’abito ha le sue proprie regole, e qui di seguito analizzeremo quelle di giacca, pantalone e gilet.

Giacca: può essere corta (non più lunga del pollice della mano quando si è in piedi con braccia stese sui lati), redingote (non più lunga dell’intera mano) o frac e tight (giacche lunghe fino alle ginocchia). Tutta la vestibilità deve essere perfetta, dal collo alla spalla alla lunghezza della manica: non ci devono essere rughe o protuberanze. I revers devono essere ben stirati perché non sembrino rialzati e dietro la giacca da cerimonia solitamente c’è una sola apertura centrale e un solo bottone sul davanti.

Pantalone: non devono essere né troppo stretti né troppo larghi, perché in ognuno di questi 2 casi risulterebbero scomodi. L’orlo del pantalone deve arrivare a toccare la scarpa, ancora meglio se arriva sino al tacco. Possono essere indossati con cintura o bretelle.

Gilet: nell’abito sposo uomo è l’accessorio per eccellenza; può essere liscio, asimmetrico o doppio petto. Se è liscio l’ultimo bottone non va mai abbottonato, mentre negli altri due modelli di gilet i bottoni devono essere tutti abbottonati. Può essere arricchito con una catenina di cristalli che ricordi gli antichi orologi da taschino.

 

abito sposo

 

Le collezioni 2015 di Mario Moreno Moyano, anima creativa di Ottavio Nuccio Gala, offrono alla clientela una vasta gamma di abiti differenti: alcuni molto moderni, altri estremamente classici. Le regole che vigono nell’abbigliamento formale di un uomo sin dal XIV secolo non devono andare perdute, e l’azienda Ottavio Nuccio Gala fa tesoro di ogni tradizione.

Mario Moreno Moyano

 

 

Questo post è disponibile anche in: Inglese, Spagnolo

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